Flop dei centri per l’impiego

solo il 3% di chi vi si rivolge trova lavoro

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In quel minestrone chiamato Jobs Act una cosa buona, almeno sulla carta, c’era: la riforma dei Centri per l’Impiego. Una riforma che prevedeva il passaggio delle competenze gestionali in materia di politiche attive sul lavoro, esercitate attraverso i Centri Pubblici per l’Impiego, alle Regioni. Sono stati stanziati 600 milioni di euro, di cui 235 sono serviti a sistemare il personale delle città metropolitane e delle province con contratto a tempo indeterminato presso i Centri per l’Impiego. Con risorse dell’Unione Europea, inoltre, si doveva provvedere all’assunzione di 1.600 unità di personale, ma i CPI continuano ad essere una scatola vuota e inefficiente.
Aldilà delle persone che ci vogliono per ottimizzare la gestione, quantificate in almeno 50.000 unità, è imprescindibile dotare i centri di software gestionali per agevolare l’incontro tra la domanda di lavoratori da parte delle aziende e l’organizzazione dei curriculum dei disoccupati che vi si andranno ad iscrivere, banche dati ad oggi inesistenti.
Premesso tutto ciò, il famigerato invio del curriculum funziona meglio dei Centri per l’Impiego: nel quarto trimestre dell’anno 2017 il 18,9% dei giovani tra i 25 e i 34 anni ha trovato un’occupazione grazie alla richiesta effettuata direttamente presso il datore di lavoro, ma solo il 3% ha trovato lavoro grazie ai Centri Pubblici per l’Impiego. E così mentre in Francia e Germania le percentuali sono sopra al 20%, l’Italia anche in questo comparto è il fanalino di coda dell’Europa.
L’ostacolo maggiore sulla strada dell’attuazione del Reddito di Cittadinanza proposto dal #M5S è proprio quello dell’ottimizzazione dei CPI. Per questo, come dettagliato nel disegno di legge 1148 del 2013, la misura per il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale destinata a chi guadagna meno di 780 euro al mese, dovrebbe andare a braccetto con interventi mirati a formare e reinserire i disoccupati. A prenderli in carico dopo aver verificato che abbiano i requisiti dovrebbero essere, appunto, i Centri per l’Impiego pubblici.
Per rendere il sistema efficiente è prevista una “struttura informativa centralizzata” attraverso la quale CPI, Inps, Agenzia delle Entrate, direzioni territoriali del lavoro, agenzie formative accreditate e ASL dovrebbero condividere le proprie banche dati in modo da favorire l’incrocio tra domanda e offerta.
Una strada tra il Welfare ed il Workfare, che è un punto cardine del Programma del #M5S al quale non intendiamo rinunciare.

fonte Today

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