Interrogazione a risposta scritta – Taratura degli etilometri utilizzati in ambito nazionale per l’accertamento dello stato di ebbrezza alcolica.

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Interrogazione a risposta scritta

SANTILLO, RICCIARDI– Al Ministro delle infrastrutture e trasporti

Premesso che:

un articolo pubblicato sul quotidiano “Il Sole 24 Ore”, in data 30.07.2018, evidenzia quanto segue: “Etilometri, il risultato è spesso inaffidabile (e si può contestare). […] Analizzando alcuni libretti metrologici, sarebbero emerse alcune anomalie e qualcuno ipotizza persino che gli etilometri funzionino in modo diverso nell’uso quotidiano rispetto ai test di banco (un po’ come accaduto nel dieselgate). Una decina di giorni fa è stata depositata alla Procura di Treviso una denuncia secondo cui le istruzioni in italiano di un modello di etilometro sarebbero diverse da quelle originali e non terrebbero conto della riduzione della precisione col passare del tempo, cosa che invaliderebbe le verifiche di laboratorio sull’apparecchio stesso. Ad oggi, però, nessuna di queste ipotesi è stata dimostrata in modo inoppugnabile, né tantomeno è stata fatta propria da un giudice in una sentenza. Scientificamente sono invece riconosciuti elementi contingenti quali presenza di sostanze volatili nel cavo orale (come i collutori) , il reflusso gastro-esofageo e insufficiente collaborazione da parte di chi soffia. Ma il principale elemento di potenziale inattendibilità è che l’apparecchio misura la concentrazione di alcol nell’aria espirata, mentre per legge conta quella nel sangue. Quest’ultima è ottenuta dall’etilometro, applicando un fattore di conversione fisso determinato su una media di persone. Chi è fuori media potrebbe risultare in regola anche se è ebbro o punibile anche se ha nel sangue alcol nei limiti. Gli agenti, dunque, dovrebbero sempre annotare i particolari utili al giudice per valutare l’accaduto, indipendentemente dal risultato del test. Agli agenti è richiesta cautela anche perché le potenziali contestazioni sull’attendibilità degli etilometri riguardano pure la verifica della regolarità degli apparecchi, che compete a loro e può farli finire indagati. […] Ogni etilometro, prima di entrare in servizio, va sottoposto alla «verifica primitiva», che deve accertarne la precisione e va seguita ogni anno da controlli un po’ meno approfonditi («verifiche periodiche»). Per le “primitive”, c’è una sola struttura competente per legge (articolo 379 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada): il Csrpad (Centro superiore ricerche e prove autoveicoli e dispositivi), di Roma. Ma la delicatezza dei banchi prova usati per le verifiche e le difficoltà nel finanziare e bandire appalti fa sì che dall’anno scorso gli unici banchi pubblici funzionanti siano quelli del Cpa (Centro prove autoveicoli) di Milano. Si è pensato di rimediare considerando questo Cpa una sede «coordinata» col Csrpad. Così le prove si svolgono a Milano e sono subito annotate sul libretto metrologico, con la data di effettuazione. Poi però il libretto deve tornare a Roma, per ricevere il timbro finale del Csrpad, con relativa data. […] Tra difficoltà organizzative e ingolfamento degli uffici, il tempo tra i test e il timbro è via via aumentato. Fino a sfiorare i cinque mesi, come risulta al Sole 24 Ore. Quindi, un etilometro nuovo deve restare inutilizzato per quasi metà del periodo in cui la “verifica primitiva” è valida: senza il timbro del Csrpad il libretto metrologico non ha valore. E dopo appena sette mesi l’apparecchio va tolto dal servizio per essere sottoposto alla “verifica periodica”, la quale – viste le difficoltà descritte – comporta attualmente un fermo da tre a sei mesi, secondo quanto denunciato da La Stampa alcune settimane fa. Non solo. La grande differenza temporale fra la data del test e quella del timbro può trarre in inganno i corpi di polizia, abituati a capire proprio dal timbro se un etilometro ha la “revisione” scaduta o può essere ancora utilizzato: bisogna guardare la data del test e avere l’accortezza di togliere l’apparecchio dal servizio se è trascorso più di un anno. Chi non lo fa rischia non solo di vanificare il proprio lavoro, ma anche di finire indagato: come ha denunciato l’Asaps (Associazione sostenitori ed amici della Polizia stradale), è accaduto a Forlì per una questione in cui era in gioco un’interpretazione discutibile, figurarsi se non può accadere in una situazione in cui è invece pacifico che la “revisione” sia scaduta””;

risulta agli interroganti, inoltre, che il Dott. Marcon Giorgio, consulente tecnico, abbia sporto denuncia-querela alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso per segnalare la non regolarità di uno degli etilometri utilizzati dagli agenti della Polizia municipale durante i controlli. E invero, dall’articolo pubblicato in data 24.07.2018 sul “Gazzettino.it” si apprende che a seguito di un incontro intitolato “Bere consapevole”, tenutosi la scorsa estate all’auditorium Graziotto di Salvatronda, era intervenuto il perito Marcon con il compito di coordinare una serie di prove sul funzionamento dell’etilometro, alla presenza anche di alcuni agenti della municipale. In particolare l’articolo suddetto riporta quanto segue: “Uno dei punti della serata era rivolto all’informazione per chi assume alcol e potrebbe risultare positivo al test dell’etilometro anche se non ne ha assunto», ricorda Marcon. «Le prove effettuate dai vigili del Comando di Polizia Municipale hanno dato dei risultati eclatanti, dimostrando che l’etilometro utilizzato e messo a disposizione violava ogni principio di legalità prestabilita per legge». Le stesse dichiarazioni erano state divulgate dal tecnico in più sedi pubbliche dopo l’incontro, al punto che la Polizia Municipale di Castelfranco aveva segnalato la questione alla Procura, ben prima dell’esposto presentato da Marcon nei giorni scorsi con l’avvocato Gino Zambianco. «Abbiamo sempre operato nel rispetto della legge – spiega la comandante della Polizia Municipale Laura Lorenzetto – così dopo le affermazioni reiterate più volte da Giorgio Marcon abbiamo ritenuto opportuno segnalare il caso alla Procura, perché potesse valutare la questione». Così si era aperto un procedimento per fare luce sulla questione, che vede coinvolto lo stesso Marcon. Quest’ultimo, nell’ultima denuncia presentata, ha chiesto alla Procura di sequestrare l’etilometro, segnalandone “la non conformità alla legge e l’utilizzo improprio” e rivolgendo alcune pesanti accuse ai vigili urbani. «La documentazione allegata al presente esposto scrive nero su bianco Marcon ne dimostra l’inaffidabilità. La rilevanza penale riguarda il comportamento degli agenti accertatori che avrebbero dovuto verificare che lo strumento fosse in regola prima di utilizzarlo. Invece il libretto metrologico è fuori norma e l’omologazione non è conforme». «Che i tempi della revisione siano lunghi è vero- precisa la comandante Lorenzetto – ma questo dipende dai centri di revisione»”;

risulta altresì che il problema della revisione sia stata più volte denunciata, tanto è vero che da un articolo pubblicato su “La Stampa.it” del 4.7.2018 si apprende: “Tempi biblici per le revisioni obbligatorie annuali degli etilometri e i comandi di polizia municipale restano senza per mesi. Un problema che riguarda il 90% di chi possiede l’alcoltest omologato dal ministero dei trasporti, l’unico utile per poter contestare a livello penale chi guida dopo aver alzato il gomito.  […] Il motivo di questo caos che, si stima, coinvolgerebbe circa sei mila Comuni in tutta Italia, va ricercato nella chiusura di uno dei due centri autorizzati in Italia. Si tratta del Centro superiore ricerche prove autoveicoli e dispositivi (Csrpad) del ministero delle Infrastrutture, con sede a Roma. Non è più attivo dal 2016 e così tutti si devono obbligatoriamente rivolgere all’ufficio analogo di Milano”;

considerato che:

risulta agli interroganti, inoltre, che a causa di un etilometro non tarato a Treviso un automobilista abbia vinto il ricorso, a seguito del quale lo stesso ricorrente ha chiesto un risarcimento del danno per un importo pari a euro 25.000. E invero, dall’articolo del 26.06.2018 pubblicato sul Quotidiano “Il Messaggero” si apprende: Multato per guida in stato di ebbrezza, stabilita però attraverso un etilometro risultato non tarato, chiede ora al Comune di Valdobbiadene (Treviso) di essere risarcito con oltre 25mila euro per i danni materiali e biologici patiti dal fermo della patente e dal sequestro del mezzo”;

ritenuto che:

il 20 ottobre 2017 il Ministero dell’interno ha emesso una circolare indirizzata a Prefetture, Commissariati, Questure e Polizia Stradale avente per oggetto l’accertamento dello stato di ebbrezza alcolica con etilometro. In particolare, con tale circolare protocollata al n. 300/A/7897/17/144/4/20 vengono espressi dei chiarimenti in ordine alle revisioni primitive e periodiche degli etilometri. E invero, da una lettura attenta e approfondita del provvedimento in questione emerge chiaramente quanto segue. Gli apparecchi che vengono utilizzati dalle forze dell’ordine per controllare il tasso alcolemico d’ora in poi dovranno essere sottoposti a una taratura periodica che andrà riscontrata. Non dovessero passare la verifica, non potranno essere utilizzati. Sono queste le nuove regole emesse dal Ministero dell’interno, che prevedono anche la possibilità di una richiesta da parte degli automobilisti fermati per il controllo di consultare il libretto dell’etilometro, per accertarsi della presenza dei timbri che confermano la verifica. Nella citata circolare si legge che la comunicazione si è resa necessaria “in merito a un recente orientamento secondo cui, in ossequio a un presunto principio di continuità degli interventi di manutenzione, l’effettuazione tardiva di verifica periodica comporterebbe la necessità di sottoporre l’apparecchio a verifica primitiva”, cioè a quel test da effettuare prima che gli etilometri vengano messi in servizio. Il Ministero ha ribadito la necessità che ogni etilometro impiegato nei servizi di controllo sia sempre accompagnato dalla copia, autenticata dal funzionario dell’ufficio, del proprio libretto metrologico, sul quale sono registrate la visita primitiva e le periodiche successive, al fine di poter evadere tempestivamente, in ossequio al principio di trasparenza dell’azione amministrativa, l’eventuale richiesta dell’interessato di prenderne visione”;

ritenuto infine che, a parere degli interroganti:

gli etilometri professionali dovrebbero permettere una misurazione del tasso alcolico quanto più possibile esatta, nonché dovrebbero essere omologati in conformità alla direttiva UE 93/42/CEE per potere garantire un elevato grado di precisione;

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se risulta aperto un tavolo tecnico volto allo studio e all’approfondimento della tematica sottesa alla questione o in caso contrario se intenda istituirlo, anche attraverso il coinvolgimento di altri ministeri competenti, al fine di risolvere il problema della taratura degli etilometri utilizzati in ambito nazionale per l’accertamento dello stato di ebbrezza alcolica;

quali misure intenda adottare al fine di ripristinare il servizio offerto dal Centro Superiore Ricerche e Prove Autoveicoli e Dispositivi di Roma, atteso che gli etilometri quali strumenti di misura da impiegare dai competenti Servizi di Polizia non solo devono corrispondere alle caratteristiche indicate nell’allegato tecnico al decreto interministeriale, ma devono essere anche omologati a seguito di verifiche e prove del menzionato Centro, il tutto al precipuo scopo di tutelare sì il diritto e la libertà di circolazione costituzionalmente garantiti, ma anche e soprattutto il diritto a una circolazione stradale sicura basata sull’osservanza della più elementare norma di comportamento, ovvero quella della comune prudenza.

SANTILLO

RICCIARDI

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